Parrocchia N.S. de La Salette

OLBIA

CARITAS Parrocchiale

LITURGIA DEL GIORNO

Omelia alla S. Messa con le Forze Armate e le Forze dell’Ordine

Omelia alla S. Messa con le Forze Armate e le Forze dell’Ordine

Olbia, La Salette, 21 gennaio 2025

 

Carissimi, le Letture che abbiamo ascoltato offrono una parola che ricorre più volte e diventa centrale: la speranza!

Si tratta di una parola che ha un significato profondo in tutta la tradizione cristiana; la speranza, infatti, è una cosiddetta «virtù teologale», ovvero un dono, una forza che viene direttamente da Dio.

È una coincidenza molto significativa. Da poche settimane siamo stati introdotti nell’esperienza del Giubileo che Papa Francesco ha voluto dedicare proprio alla speranza. Una «speranza» che «non delude» (Rm 5,5), come dice San Paolo; infatti, spiega il Papa, «tutti sperano… pur non sapendo che cosa il domani porterà con sé»[1].

Potrebbe sembrarci un’osservazione ingenuamente ottimistica, in quanto ci sembra di essere circondati da persone disilluse, deluse, incapaci di sperare e, non di rado, percepiamo in noi stessi tale stato d’animo.

Dove dunque il Giubileo ci invita a cercare la speranza, se è vero che, come afferma in modo coraggioso e perentorio il Papa, «tutti sperano»? Vorrei provare a individuare, assieme a voi, due livelli: la profondità e il cammino.

La «speranza», spiega la Bolla di Indizione del Giubileo, è anzitutto «racchiusa nel cuore di ogni persona… come desiderio e attesa del bene».

L’espressione «racchiusa», a ben vedere, suggerisce che essa non è visibile, percepibile, individuabile a uno sguardo superficiale; la scopre chi sa andare in profondità, al cuore. Lungi dal rappresentare un transitorio o semplicistico senso di ottimismo, la speranza va dunque cercata in quello che è il nucleo più intimo della persona – il “cuore” è questo nella Bibbia! – e dei suoi desideri più autentici.   

Nella Parola di Dio che abbiamo ascoltato, la speranza è correlata al lavoro e all’amore: «Dio non è ingiusto tanto da dimenticare il vostro lavoro e la carità», scrive infatti l’autore della Lettera agli Ebrei nella prima Lettura (Eb 6,10-20). Ma in questo «lavoro», inteso come servizio, Dio vuole che noi perseveriamo, proprio per raggiungere la speranza.

È un’indicazione molto concreta e straordinariamente incoraggiante, soprattutto per voi, chiamati a esercitare un servizio nel mondo militare. Dio non dimentica il vostro lavoro, il vostro impegno, la vostra dedizione; il rischio cui andate incontro, operando talora in circostanze molto difficili e fino al dono della vita. Dio guarda il vostro lavoro, scorge in profondità quella speranza che forse voi stessi non vedete, soprattutto in momenti di fallimento, fatica, incomprensione, sconforto… E Dio sa che la vostra perseveranza in tale lavoro sarà un modo di cogliere la speranza in esso racchiusa, vissuta «come desiderio e attesa del bene»; il che ci rende, continua la prima Lettura, «eredi delle promesse» di Dio.

Sperare è attendere che Dio compia le sue promesse, elargisca i Suoi doni, faccia ciò che Lui solo può fare. Ed è attendere non in modo passivo ma creando le condizioni perché le promesse di Dio si compiano, ovvero lavorando e amando: amando il proprio lavoro e amando attraverso il proprio lavoro.

E il vostro lavoro, cari amici, è in modo meraviglioso orientato al compiersi di quella promessa di Dio che Papa Francesco chiama «il primo segno di speranza»: la «pace per il mondo, che ancora una volta si trova immerso nella tragedia della guerra». «È troppo sognare che le armi tacciano e smettano di portare distruzione e morte?», grida il Papa, dando voce alla sua e nostra speranza. E conclude rivolgendo a tutti un’esortazione che raggiunge in particolare i militari: «Il Giubileo ricordi che quanti si fanno “operatori di pace saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9)»[2].

Se dunque, da una parte, la speranza ci immerge nelle profondità, dall’altra essa ci proietta nel cammino. E il cammino è sintesi del Giubileo; un cammino inteso come Pellegrinaggio.

Tutti siamo Pellegrini di speranza! Questo sarà evidente nel Pellegrinaggio Giubilare del febbraio prossimo, che vedrà tanti militari giungere a Roma, per varcare assieme la Porta Santa; e diventa evidente nelle diverse Chiese Giubilari

Il pellegrinaggio ci vuole assieme; e solo assieme si può comprendere e ritrovare la speranza. Voi lo sapete bene, in quanto le realtà militari, le Caserme, le Scuole, i diversi Corpi Militari sono uniti, nella missione e non solo, da uno spirito di famiglia che, personalmente, ho sempre ammirato e apprezzato e che rappresenta una peculiare forza, anche nell’affrontare circostanze tragiche quali i rapporti e la vicinanza concreta alle famiglie dei caduti.

Il Pellegrinaggio, che è certamente fatica, accresce la condivisione, l’attenzione all’altro, il supporto del fratello, la cura dei più deboli e indifesi; e non è forse questo il senso della missione militare? Difendere la vita e la dignità umana da ogni attacco, violenza, abuso, persecuzione, prevaricazione proteggendola sempre e ovunque: in città o nelle strade; in questa bella terra sarda, in cielo e in mare. Ecco la speranza!

E proprio pensando al mare comprendiamo un’ultima, splendida immagine che la Parola di Dio ci lascia: la speranza come «àncora». Non per fermare il cammino ma per trovare, in ogni cammino e viaggio della vita, pur se tempestoso, la necessaria stabilità.

«L’immagine dell’àncora è suggestiva per comprendere la stabilità e la sicurezza che, in mezzo alle acque agitate della vita, possediamo se ci affidiamo al Signore Gesù – scrive a tal proposito Papa Francesco -. Le tempeste non potranno mai avere la meglio, perché siamo ancorati alla speranza della grazia, capace di farci vivere in Cristo superando il peccato, la paura e la morte. Questa speranza, ben più grande delle soddisfazioni di ogni giorno e dei miglioramenti delle condizioni di vita, ci trasporta al di là delle prove e ci esorta a camminare senza perdere di vista la grandezza della meta alla quale siamo chiamati, il Cielo»[3].

Cari amici, grazie! Grazie perché continuate a portare avanti il vostro impegno e la vostra missione, ancorati alla speranza che è Gesù Cristo. E grazie perché la vostra missione rappresenta un’àncora per la nostra gente, i cittadini, i profughi che emigrano o fuggono dalle guerre, i deboli che cercano difesa in tempeste e difficoltà che li affliggono o li spaventano.

Dio non è ingiusto e non dimenticherà il vostro lavoro e la carità con cui lo fate, a servizio della giustizia e della pace. E Lui compirà le sue promesse di pace. Credeteci.

Il Signore vi benedica!

 

 Santo Marcianò

Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia

 

Eb 6,10-20; Dal Sal 110 (111); Mc 2,23-28

 

[1]Francesco, Spes non confundit Bolla di Indizione del Giubileo 2025, 1

[2] Ivi, 8

[3] Ivi, 25